Le immagini dai nostri soci e amici per questo momento

 

 

A quando il nostro risveglio?

 

 

 

 

 

 

 

Carla F.

 

Dai 10 ai 13 anni sono stata in collegio - abitavo in campagna e la scuola media più vicina era a un 12 km, troppi da fare in bicicletta, specie con le nebbie padane.

Sono così passata dal trascorrere tutti i pomeriggi a giocare in giardino o ad andare in bicicletta a trovare le amiche (poche erano le macchine) ad una situazione di sostanziale confinamento. Infatti, anche se il collegio aveva spazi all’aperto in cui giocare, da novembre a marzo non uscivamo mai: interna era la scuola, interna era la chiesa, interna la sala dove la domenica pomeriggio proiettavano il film – bastava attraversare un corridoio, salire una rampa di scale.

A me, abituata a stare sempre fuori, sembrava di essere in trappola e così, credo di aver suscitato una sorta di tenerezza delle suore che mi hanno concesso quello che, per me, costituiva un piccolo privilegio: il portare fuori, tutti i giorni, il cestino della carta che avevamo nello studio. Era l’unica occasione per uscire, ma era anche l’occasione unica in cui, per almeno un 10’, ero sola – si mangiava in refettorio, si studiava nello studio, si dormiva in camerata….

Ho pensato a questo, oggi, portando in cortile il cestino della carta straccia: di nuovo al ‘chiuso’, di nuovo limitata nei miei movimenti. Ma mi sono anche chiesta perché, almeno per ora, non mi senta in trappola.

Certo conta l’età e la consapevolezza che stare in casa mi protegga rispetto a un rischio effettivo, così come il fatto di sapere che, se voglio, un giretto vicino a casa posso sempre farlo, ma credo sia perché questa costrizione non si somma, a differenza di quando ero bambina, alle altre costrizioni di allora: sono io a decidere cosa fare del mio tempo, quali spazi della mia casa usare, con chi, pur se a distanza, relazionarmi.

E così a me, che per molti anni ho trascorso fuori casa buona parte della giornata, con impegni spesso stringenti, questa reclusione suona quasi come una riappropriazione del mio privato e della mia decisionalità.

Per ora.

 

Paolo T.

 

Incombenze

In queste settimane di “resto in casa” non mi sono trovato male. Oltre alle incombenze di routine (tipo mettere in strada i contenitori AMSA) ho fatto due cose da lungo tempo dovute: ho lavato il cotto (foto) e fatto ordine tra i libri del mio studio. Alcuni appollaiati sugli impervi scaffali della libreria (foto) “uccellacci del malaugurio pronti a rimproverarmi tutte le cose che non saprò mai” (copyright Alessandro Piperno, La lettura, 29 marzo 2020). 

«Basta, siamo pieni zeppi di libri: eliminiamo le doppie file, scegliamo quelli da tenere, eliminiamo gli altri», andava dicendo da tempo Anna Laura. Giusto, quali tenere? I Classici? Qando un classico è un classico? Per la letteratura non ci sono molte incertezze, vengono in maggioranza dalle case avite. Come la mettiamo con i saggi? Alcuni hanno accompagnato i primi passi nella professione. Altri sono recenti ma solidi, altri meno solidi. Chi mai li consulterà? Certuni non sono mai stati aperti, comprati e messi sullo scaffale. Se sono ancora intonsi potranno mai essere utili a qualcuno? Mi sento un po’ colpevole. Forse potrebbe arrivare il momento in cui una nipote o un/una bisnipote…Niente esitazioni: «per un nuovo libro che entra ne deve uscire un altro»  così disse Anna Laura. P.S.

Qualcuno vuol condividere i suoi criteri di “sfoltimento” della libreria?

 

Carlo G.

 

L'allegata foto mi ha rimandato non tanto alla ricerca o alla (ri)conferma di un Sé, quanto invece ad un Narciso decisamente perplesso, forse dal "burqa" sul volto, forse dall'avvolgente oscurità dei tempi bui...ma la cosa più grave è che non è capace di vedere la luce che inizia ad illuminarlo...

Diciamo che è un Narciso non ripiegato su sé stesso e che nel contempo si attiene alle disposizioni vigenti anche quando interagisce anche con Sé Stesso...SIC!! 

 

Parole a perdere

 

 

 

 

 

 

Marco C.

 

Presa oggi dalla finestra di casa mia verso il giardino interno

Sono chiuso dentro, è arrivata la primavera con piante e fiori, nessuno fuori e vedo solo finestre tappate

 

Passerà?

Anna M.

 

attenzione, perseveranza, gratificazione (per il progressivo raggiungimento degli obiettivi à  futuro 

Le riflessioni dei nostri soci e amici per questo momento

Fabio Vezzi - Nuove realtà dentro e fuori di noi

In questa incredibile ed inattesa esperienza, tutti noi abbiamo scoperto nuove realtà, dentro e fuori di noi. Abbiamo scoperto nuovi comportamenti nostri e di chi ci è vicino, relazioni che si intensificano o rallentano, desideri o rifiuti di conoscenza, voglia di scrivere, di comunicare oltre il solito “come va”?Vi proponiamo di partecipare scrivendoci una mezza paginetta, in merito a:

Cosa ho imparato di nuovo, dentro o fuori di me, in queste settimane di limitazione di movimento fisico?

- Come ho reagito a queste nuove sollecitazioni

Viviamo tutti una esperienza cui, indipendentemente dall’età, nessuno era preparato. Che riscontro ha avuto, dentro e poi fuori di noi?

Gli interessati sono pregati di inviare i loro testi via mail a nestore@associazionenestore.eu 

 

8 aprile Prove tecniche di coabitazione

Hai sentito?

Cosa?

Chiusi in casa mantenendo un metro di distanza

Stai scherzando? Io devo rientrare in casa!

Se vuoi, puoi, però dopo resti lì

Ma io…

Decidi tu

 

Panico(Continua a leggere)

di Marilena M. e Alberto dS.

2 aprile – Il collegio

Dai 10 ai 13 anni sono stata in collegio - abitavo in campagna e la scuola media più vicina era a un 12 km, troppi da fare in bicicletta, specie con le nebbie padane.

Sono così passata dal trascorrere tutti i pomeriggi a giocare in giardino o ad andare in bicicletta a trovare le amiche (poche erano le macchine) ad una situazione di sostanziale confinamento. Infatti, anche se il collegio aveva spazi all’aperto in cui giocare, da novembre a marzo non uscivamo mai: interna era la scuola, interna era la chiesa, interna la sala dove la domenica pomeriggio proiettavano il film – bastava attraversare un corridoio, salire una rampa di scale.

A me, abituata a stare sempre fuori, sembrava di essere in trappola e così, credo di aver suscitato una sorta di tenerezza delle suore che mi hanno concesso quello che, per me, costituiva un piccolo privilegio: il portare fuori, tutti i giorni, il cestino della carta che avevamo nello studio. Era l’unica occasione per uscire, ma era anche l’occasione unica in cui, per almeno un 10’, ero sola – si mangiava in refettorio, si studiava nello studio, si dormiva in camerata….

Ho pensato a questo, oggi, portando in cortile il cestino della carta straccia: di nuovo al ‘chiuso’, di nuovo limitata nei miei movimenti. Ma mi sono anche chiesta perché, almeno per ora, non mi senta in trappola.

Certo conta l’età e la consapevolezza che stare in casa mi protegga rispetto a un rischio effettivo, così come il fatto di sapere che, se voglio, un giretto vicino a casa posso sempre farlo, ma credo sia perché questa costrizione non si somma, a differenza di quando ero bambina, alle altre costrizioni di allora: sono io a decidere cosa fare del mio tempo, quali spazi della mia casa usare, con chi, pur se a distanza, relazionarmi.

E così a me, che per molti anni ho trascorso fuori casa buona parte della giornata, con impegni spesso stringenti, questa reclusione suona quasi come una riappropriazione del mio privato e della mia decisionalità.

Per ora.

di Carla F.

 

30 marzo - IL VIRUS DI FABRIZIO

Fino al novembre 2019, il sostantivo CORONAVIRUS mi avrebbe fatto scattare

un’immediata associazione al nome di battesimo di un noto fotografo che abita a

Milano. Prima in lussuosi appartamenti in compagnia di graziose signorine o relativa

consorte, poi ospite di una Casa Circondariale e successivamente membro di una

Comunità terapeutica, nel verde del Parco Lambro, in compagnia della più svariata

umanità.

Non avendo particolare familiarità con la Cina, generalmente non frequento neppure i

suoi ristoranti dislocati nella nostra penisola, solo verso il gennaio 2020 il suddetto

sostantivo ha cominciato a diventarmi familiare associato ad una pericolosa malattia,

almeno per alcuni, che avrebbe potuto trasformarsi, se non affrontata in modo

adeguato, in una epidemia e successivamente in una pandemia...(Leggi Tutto)

Giuseppe R.

 

27 marzo 2020 - Deserto e altre quattro rilessioni

Da due settimane i miei occhi sul mondo sono le foto di Fabrizio. Lui è rimasto uno dei pochi lavoratori che si muove per esigenze di servizio strategico, sull'asse Novara Milano Torino. Porta le provette delle analisi, i referti medici. Ignora se in quelle lettere ci sono buone o cattive notizie. Però è essenziale portarle a destinazione. Il suo lavoro lo porta a macinare chilometri ogni giorno. I laboratori di analisi lo fanno entrare, gli affidano i loro contenitori, gli augurano buona strada ed un arrivederci al giorno dopo…Leggi Tutto

di Adriano A.

 

25 marzo 2020

...Ascolto solo da domenica musica sacra....non l' ho mai fatto!!

e mi commuovo facilmente ...

In particolare l'Ave Maria di Schubert !!

..La mia vicina suona benissimo il pianoforte ,.. la sua musica entra nelle mie pareti e mi dà particolare conforto.

In questo periodo di isolamento domiciliare la mia gamba destra (femore fratturato un anno fa) mi sembra quasi rinata!

Senza assolutamente forzare, da qualche giorno, ogni tanto percorro  l' appartamento dalla stanza alla camera  a passo veloce. Ogni 10 giri faccio un giro di corsetta sciolto e senza fatica...piccole gioie quotidiane di un periodo di vita molto difficile e doloroso!!

Emilio M.