Marco C. - 20 maggio

INSIEME - Sincronicità   al 16.05.2020   h 9.00

Ero in cyclette,  sentendo  il  gr  rai3

In  chiusura  passa  il  messaggio   “la  parola del  giorno”    INSIEME

Il  commento  è  naturalmente  riferito  all’attualità del  tema,  e  al  valore  di  un  principio che  avrà sempre  più  importanza  post  pandemia,   sia  al  livello  individuale  che  sociale  e  politico.

In  contemporanea  mi  arriva  il  buongiorno e  saluto  da  una  amica,  corredato  dalla  foto  qui a lato.

Ringrazio  e  commento che   quei  fiori  sembrano  proprio  una  dimostrazione  del  concetto  di  insieme.

L’amica  commenta  di  ritorno  che  l’unione  fa  la  forza e,  a  volte,   la  bellezza.

Poi,  verso  le  9.30  arriva  la  rubrica  “Uomini  e  profeti”

Parla  la  filosofa   Adriana  Cavarero,  sul  tema  della  democrazia,  come  dovrà  evolvere  nel  dopo.

Sarà  “risorgente”,   e  la  cultura  e  l’orientamento  di  fondo  saranno  orientati  dall’individualismo  al  sentire  e  ai  valori  collettivi,   insieme.

E  poi  ricorrono  i  ricordi  di  Ezio  Bosso,  che  è  mancato  il  giorno  prima.   La  musica  è  un  tesoro    che  non  si  può  non  sentire  e  condividere  insieme.  Con  gli  orchestrali,  con  gli  amici,   e  con  tutti  quelli  che   ascoltano.

Ecco,  queste  sincronicità  me  le  sono  prese  di  buon  augurio  per  quando  ci  ritroveremo  nel  dopo.

Spero  proprio  che  le  cose  potranno  migliorare

 

A. Ma

14 maggio - Vivere in libertà

 

La giro e la rigiro tra le mani, non credo ai mie occhi, ho tra le mani questa  foto, che alimenta una memoria sfiorita. Ma lentamente i ricordi riaffiorano facendo rivivere un passato remoto.

Fine anni 40 la devastazione della guerra era ancora evidente, nei nostri cuori di giovani studenti la consapevolezza della disfatta.

Il gioco del pallone era il rimedio  che mitigava l’angoscia del momento che vivevamo.

Cominciavamo a respirare libertà. Uscivamo da scuola  alla fine delle lezioni. 

In strada, le borse a segnare le porte, le squadre scelte a turno dai due portieri.

E via accaniti rivali per dare dei calci ad un pallone o a qualcosa che gli rassomigliasse, per farlo entrare nella porta avversaria. Era la vittoria.

Studenti educati per diventare adulti ma istruiti per vincere. Alla fine era rimasto  solo questo il miraggio della giornata. Li guardo attentamente, non li ricordo tutti.

Ma so per certo che alcuni sono stati divorati dalla voracità del tempo.

A noi  superstiti di questo lungo itinerario di vita, il pensionamento ci ha offerto una occasione unica e inaspettata,  l’opportunità di vivere in modo nuovo e completamente nostro, il “vivere in libertà”,  se pure con maggiori difficoltà. Ma questa è un’altra storia.

 

 

Eligio L.

29 aprile - Continuerò

 

(vai alla riflessione)

 

 

 

 

Oscar C.

25 aprile – Lettere dalla prigionia

 

Non possiamo negare che Covid-19 abbia scatenato paure e disagi come solitudine, lontananza dagli affetti, insicurezza, incertezza e quant’altro.

Tutto è umanamente intuibile perché, anche se ne parla tanto (forse troppo), non abbiamo ancora la certezza della sua durata, della sua potenzialità nel tempo, delle conseguenze, del fatidico e agognato momento liberatorio.

Questo aspetto di eventi mi hanno fatto pensare alle lettere che i nostri soldati scrivevano ai propri cari dai campi di prigionia: poche notizie se non assenti per mesi, col dolore della lontananza, con la paura della malattia; di affetti che non avevano conosciuto e che, per qualcuno, non saranno mai conosciuti; con una speranza di poter essere liberati che straziava la loro volontà, lo spirito ed il fisico. Uomini doppiamente feriti, dalle proprie idee e dagli eventi.

Così, per qualche amico non ho fatto altro che riprodurre alcune di queste lettere, o trascrivere una parte di esse, tratte dalla mia raccolta di documenti che io chiamo “storici”.

Pensando di fare cosa gradita – per la storicità – al gruppo di soci Nestore ho trasmesso alla Associazione la copia di quei documenti per un inoltro attraverso il sito.

Spero che saranno di vostro interesse.

Il socio Oscar Castellini

 

 

 

 

 

Leggi le lettere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fabrizio F. 

27 aprile - ASPETTANDO

 

Non vedo più al di là della grata i tuoi occhi azzurri come le gocce di rugiada sul prato, non vedo più la parete di roccia che si staglia imponente davanti alla mia finestra montana, non vedo più la risacca che con sé trascina i ciottoli che levigano la molle rena verso sera, non vedo più l’amata fontana da cui sgorga l’acqua più fresca che terra possa donare, non vedo più i giovani rami e le foglie piegate dal timido vento di primavera, ma verrà un giorno in cui cadrà il velo e saprò allora che la vita è tornata fra noi.

 

Le immagini dai nostri soci e amici per questo momento

 

 

4 maggio

 

Sarà vera luce?

 

 

 

(created by Bedney Images)

 

 

 

 

Parole sparite

 

"Sanità eccellente in Lombardia"

"Decrescita felice"

"Attività sportiva"...

 

 

 

A quando il nostro risveglio?

 

 

 

 

 

 

Carlo G.

 

L'allegata foto mi ha rimandato non tanto alla ricerca o alla (ri)conferma di un Sé, quanto invece ad un Narciso decisamente perplesso, forse dal "burqa" sul volto, forse dall'avvolgente oscurità dei tempi bui...ma la cosa più grave è che non è capace di vedere la luce che inizia ad illuminarlo...

Diciamo che è un Narciso non ripiegato su sé stesso e che nel contempo si attiene alle disposizioni vigenti anche quando interagisce anche con Sé Stesso...SIC!! 

 

Parole a perdere

 

"Coronavirus"

"Isolamento"

"Medici nuovi eroi"...

 

 

 

 

Marco C.

 

Presa oggi dalla finestra di casa mia verso il giardino interno

Sono chiuso dentro, è arrivata la primavera con piante e fiori, nessuno fuori e vedo solo finestre tappate

 

Passerà?

Anna M.

 

attenzione, perseveranza, gratificazione (per il progressivo raggiungimento degli obiettivi à  futuro)

 

 

Le riflessioni dei nostri soci e amici per questo momento

 

Marco V.

25 aprile - Lettera del Parroco di Polistena ai giovani in occasione della Festa della Liberazione. 

 

Carissimi ragazzi,

tra qualche giorno, Sabato 25 aprile, il nostro Paese festeggerà i 75 anni della nostra Liberazione.

Il mio dovere di educatore e di sacerdote mi impone, in occasione di tale ricorrenza, di rivolgermi anche quest’anno a tutti voi, così come ho fatto negli anni precedenti...(leggi tutto)

 

Antonio M.

23 aprile - Riflessioni.

Considerazioni sentimenti affollano oggi la nostra mente e ci fanno sentire

ancora vivi e partecipi. Nello stesso tempo aprono una finestra sulla sofferenza diffusa intorno a noi.

La tristezza si impadronisce di noi, ci avvolge completamente, senza limiti, senza tempo.

Viene alimentata dalla nostra stessa sofferenza, con la quale era illusorio il tentativo di curarla ed eliminarla. Rimane alla fine il nostro dolore ed il coinvolgimento nel dolore degli altri.

La folla che ha alimentato le stragi di cui abbiamo notizia, in gran parte rappresentava gli artefici della rinascita, di coloro che hanno ripulito il Paese dalle macerie della guerra, eliminato divisioni e contrapposizioni e ridato agli italiani la volontà e la convinzione di poter essere uniti e migliori e puliti anche senza olio di ricino.

Abbiamo avuto e vissuto con fiducia, impegno e partecipazione, ma forse nella convinzione errata che il sogno non avesse fine.

In una società pervasa da una evoluzione frenetica abbiamo vissuto con grande ed assidua partecipazione. La Fortuna ed il Buon ci hanno aiutato a fare scelte giuste e prendere decisioni responsabili.

Oggi ci richiedono di essere ottimisti ed esempio per i più giovani, ma ritorniamo a sentirci in sospeso davanti a noi l’imprevisto e l’incognita del futuro.

Se pure sappiamo che è la paura che genera il coraggio, siamo convinti che non è più tempo di eroi, ma oggi di martiri.

Ricordiamo pure la frase di B. Brecht “Beati i popoli che non hanno bisogno di eroi” ma

giuriamo sull’impegno totale e a tutti i costi, il sacrificio a vantaggio della vita degli altri, il coraggio straordinario di tutti quelli che ci credono.

Crediamoci.

 

Alberto T.

22 aprile - E se il peggio dovesse ancora venire?

 

All’inizio della quarantena l’esperienza mi era apparsa meno disagevole del previsto. Anzi, per un certo tempo ho sentito di apprezzare questa pausa, quasi una vacanza, che mi imponeva di cambiare abitudini e ritmi, riportando la mia mente ad uno stato di equilibrio e di serenità che, penso, non provavo più da tanti anni.  (leggi tutto)

 

Roberto B. 

21aprile 

Negli ultimi anni, a seguito di modificate relazioni sociali e, principalmente, ai sopravvenuti malanni fisici, ho dovuto rinunciare agli sport stagionali, tennis e sci; attività che svolgevo volentieri e che, lentamente ma inesorabilmente, ho abbandonato e fanno quindi parte di un passato che, molto probabilmente, non tornerà. Mi sono ritrovato a pensare alle attività di volontariato che ho svolto fino all’altro ieri e che sono state “sospese” obbligatoriamente” a causa dei rischi di contagio; e, un po’ inaspettatamente, mi ha sfiorato la domanda “potrò riattivare questi appuntamenti che costellavano regolarmente il mio tempo? Quando? Ritroverò le stesse relazioni, gli stessi ambienti, le stesse motivazioni?” Cerco di non lasciarmi prendere da una rassegnazione che sa di malinconia e di immaginare, come suggerito da papa Francesco, come sarà bello ritrovare le persone che oggi posso contattare solo attraverso succedanei tecnologici, rimettermi in gioco con le mie capacità ed abilità, aprirmi agli altri.

 

Sonia G.

 

21 aprile - Avrà un fine?

Avrà un fine questo assurdo piegarsi del tempo sommerso d'immensi fardelli?

Avrà un fine questo silenzio che esala rantoli e fa morire ogni libertà?

Di pietre è fatto questo lungo cammino.

Guardo le strade perdute nelle voci spente.

Sfilano camion di morti...

Dolore, rabbia, tormento distruggono l'anima.

Cede il respiro, il cuore impazza. 

Scendono lacrime e intanto questo virus latente ma maledetto, invade il pianeta. 

L'angoscia è sottile come polvere tra le dita.

Siamo soli nel silenzio del nulla, il presente un tarlo senza uscita.

Come potremmo incontrarci se siamo perduti?

 

Jenny B.

20 aprile - AL TEMPO DEL “coronavirus”

Stiamo vivendo un momento incredibile e drammatico; stiamo passando attraverso diverse fasi della nostra vita. Non sapevamo fino ad ora che cosa volesse dire perdere o aver limitata la propria libertà e quale e quanto valore ciò possa avere. Riecheggiano nella mia mente i versi di Dante “Libertà vo’ cercando, ch’è si cara, come sa chi per lei vita rifiuta” (Dante – Purgatorio), che mio padre ripeteva tutte le volte che visitavamo il sepolcro di un suo caro amico d’infanzia...(Leggi tutto)

 

Fiorella N. 

19 aprile - CORONAVIRUS – PENSIERI E CRONACHE DA CASA

Pensieri da casa

E’ passato più di un mese dal fatidico 23 febbraio, data ufficiale della pandemia italiana, e non ricordo più da quando ce ne siamo resi conto a seguito degli allarmi e dei proclami del Governo, della Protezione Civile, della Regione. Ho la sensazione che ci siamo affondati gradualmente, come nelle sabbie mobili. I giorni, le settimane passano e le nostre doti di senso civico, resistenza pazienza, ottimismo, sono messe a dura prova... (Leggi tutto)

 

Carlo G. 

 

18 aprile - Io lavoro da casa 

Una riflessione sullo smart working

https://www.professionefinanza.com/smart-working-dal-passato-al-futuro/

 

Nino S. 

16 aprile - Uno scenario da fantascienza?

Parto da un’immagine attuale della società e dalla sua futura configurazione. Parto accettando l’ipotesi che il panico da coronavirus si estenda oltre l’attenuazione degli effetti fisici della cosiddetta pandemia e che, comunque, un nuovo virus sia in agguato in qualche parte di questo piccolo mondo. Un’ipotesi non peregrina, visto che in un paio di decenni abbiamo visto l’AIDS, la Suina, l’Aviaria, la Mucca pazza, la SARS, Ebola (ma forse ne dimentico qualcuno).

È la natura che si ribella? Non credo, la natura è priva di coscienza e quindi di intenzioni, ma reagisce, in questo caso di fronte all’ingombrante presenza di otto miliardi di umani che ne incidono la carne, ne spezzano le ossa, la piegano all’artificialità di otto miliardi di vite che fanno tutto questo con l’arma della tecnologia…(leggi tutto)

Tina R.

8 aprile - Quaranta giorni di quarantena

Passata la fase iniziale in cui tutti cantavano dai balconi ...andrà’ tutto bene...si risentivano vecchi amici, si metteva un po’ d’ordine nei cassetti, ci si organizzava per la spesa e si scadenzava la giornata sulla base di un inedito ed apprezzabile ritmo lento. Tutto nel tentativo di allontanare la paura di aver corso qualche rischio negli ultimi giorni di spostamenti, cercando di stemperare l’angoscia delle notizie e delle immagini drammatiche.

Adesso che il peggio sembra stia per passare ma il Coronavirus ci fa capire che resterà’ con noi ancora per un tempo indefinito , urge dare  a queste giornate sospese un senso  , che vada oltre le visite virtuali ai musei, qualche libro letto  in più , qualche film visto in più’ , lo spazio per le telefonate ai figli e ai nipoti sofferenti per la clausura e sempre meno disponibili a parlare … programmi meglio non farne , pena una disillusione.

E allora ecco, ho deciso, é venuto il momento di mettere mano a quelle tracce di memorie, spezzoni di storie della mia famiglia che tante volte ho pensato di mettere per iscritto ...non un libro ma un album fotografico con brevi racconti e ampie didascalie da regalare ai bimbi.

Partiro’ da qui … 

 

8 aprile Prove tecniche di coabitazione

Hai sentito?

Cosa?

Chiusi in casa mantenendo un metro di distanza

Stai scherzando? Io devo rientrare in casa!

Se vuoi, puoi, però dopo resti lì

Ma io…

Decidi tu

 

Panico(Continua a leggere)

di Marilena M. e Alberto dS.

Claudia B.

7 aprile -Nonni e ipoti al tempo dell'invasione dei marziani

Giorno dopo giorno e sempre di più i nonni hanno sentito la nostalgia dei nipotini, isolati fuori Milano con i genitori. La mancanza delle loro vocine, delle loro risate, delle loro urla, delle loro litigate, e dei loro baci, abbracci e carezze

Così un bel lunedì… (continua a leggere)

Giuseppe R.

 

4 aprile - IL VIRUS DI FABRIZIO (articolo premiato con la pubblicazione su "Il Fatto Quotidiano del 16/4/2020")

Fino al novembre 2019, il sostantivo CORONAVIRUS mi avrebbe fatto scattare  un’immediata associazione al nome di battesimo di un noto fotografo che abita a Milano.

Prima in lussuosi appartamenti in compagnia di graziose signorine o relativa consorte, poi ospite di una Casa Circondariale e successivamente membro di una Comunità terapeutica, nel verde del Parco Lambro, in compagnia della più svariata

umanità... (Leggi tutto)

 

Carla F.

2 aprile - Il collegio

 

Dai 10 ai 13 anni sono stata in collegio - abitavo in campagna e la scuola media più vicina era a un 12 km, troppi da fare in bicicletta, specie con le nebbie padane.

Sono così passata dal trascorrere tutti i pomeriggi a giocare in giardino o ad andare in bicicletta a trovare le amiche (poche erano le macchine) ad una situazione di sostanziale confinamento. Infatti, anche se il collegio aveva spazi all’aperto in cui giocare, da novembre a marzo non uscivamo mai: interna era la scuola, interna era la chiesa, interna la sala dove la domenica pomeriggio proiettavano il film – bastava attraversare un corridoio, salire una rampa di scale.

A me, abituata a stare sempre fuori, sembrava di essere in trappola e così, credo di aver suscitato una sorta di tenerezza delle suore che mi hanno concesso quello che, per me, costituiva un piccolo privilegio: il portare fuori, tutti i giorni, il cestino della carta che avevamo nello studio. Era l’unica occasione per uscire, ma era anche l’occasione unica in cui, per almeno un 10’, ero sola – si mangiava in refettorio, si studiava nello studio, si dormiva in camerata….

Ho pensato a questo, oggi, portando in cortile il cestino della carta straccia: di nuovo al ‘chiuso’, di nuovo limitata nei miei movimenti. Ma mi sono anche chiesta perché, almeno per ora, non mi senta in trappola.

Certo conta l’età e la consapevolezza che stare in casa mi protegga rispetto a un rischio effettivo, così come il fatto di sapere che, se voglio, un giretto vicino a casa posso sempre farlo, ma credo sia perché questa costrizione non si somma, a differenza di quando ero bambina, alle altre costrizioni di allora: sono io a decidere cosa fare del mio tempo, quali spazi della mia casa usare, con chi, pur se a distanza, relazionarmi.

E così a me, che per molti anni ho trascorso fuori casa buona parte della giornata, con impegni spesso stringenti, questa reclusione suona quasi come una riappropriazione del mio privato e della mia decisionalità.

Per ora.

Paolo T.

1 aprile - Cosa ho fatto in questi giorni

 

Incombenze

In queste settimane di “resto in casa” non mi sono trovato male. Oltre alle incombenze di routine (tipo mettere in strada i contenitori AMSA) ho fatto due cose da lungo tempo dovute: ho lavato il cotto (foto) e fatto ordine tra i libri del mio studio. Alcuni appollaiati sugli impervi scaffali della libreria (foto) “uccellacci del malaugurio pronti a rimproverarmi tutte le cose che non saprò mai” (copyright Alessandro Piperno, La lettura, 29 marzo 2020). 

«Basta, siamo pieni zeppi di libri: eliminiamo le doppie file, scegliamo quelli da tenere, eliminiamo gli altri», andava dicendo da tempo Anna Laura. Giusto, quali tenere? I Classici? Qando un classico è un classico? Per la letteratura non ci sono molte incertezze, vengono in maggioranza dalle case avite. Come la mettiamo con i saggi? Alcuni hanno accompagnato i primi passi nella professione. Altri sono recenti ma solidi, altri meno solidi. Chi mai li consulterà? Certuni non sono mai stati aperti, comprati e messi sullo scaffale. Se sono ancora intonsi potranno mai essere utili a qualcuno? Mi sento un po’ colpevole. Forse potrebbe arrivare il momento in cui una nipote o un/una bisnipote…Niente esitazioni: «per un nuovo libro che entra ne deve uscire un altro»  così disse Anna Laura. P.S.

Qualcuno vuol condividere i suoi criteri di “sfoltimento” della libreria?

 

27 marzo 2020 - Deserto e altre quattro rilessioni

Da due settimane i miei occhi sul mondo sono le foto di Fabrizio. Lui è rimasto uno dei pochi lavoratori che si muove per esigenze di servizio strategico, sull'asse Novara Milano Torino. Porta le provette delle analisi, i referti medici. Ignora se in quelle lettere ci sono buone o cattive notizie. Però è essenziale portarle a destinazione. Il suo lavoro lo porta a macinare chilometri ogni giorno. I laboratori di analisi lo fanno entrare, gli affidano i loro contenitori, gli augurano buona strada ed un arrivederci al giorno dopo…Leggi Tutto

di Adriano A.

 

25 marzo 2020

...Ascolto solo da domenica musica sacra....non l' ho mai fatto!!

e mi commuovo facilmente ...

In particolare l'Ave Maria di Schubert !!

..La mia vicina suona benissimo il pianoforte ,.. la sua musica entra nelle mie pareti e mi dà particolare conforto.

In questo periodo di isolamento domiciliare la mia gamba destra (femore fratturato un anno fa) mi sembra quasi rinata!

Senza assolutamente forzare, da qualche giorno, ogni tanto percorro  l' appartamento dalla stanza alla camera  a passo veloce. Ogni 10 giri faccio un giro di corsetta sciolto e senza fatica...piccole gioie quotidiane di un periodo di vita molto difficile e doloroso!!

Emilio M.